Investire nelle banche italiane (con uno sguardo alle sofferenze)

banche italianeVero e proprio spauracchio degli ultimi anni, i non performing loans rappresentano una delle zavorre più sgradite della crisi finanziaria dell’ultimo decennio. Ma qual è la situazione delle banche italiane?

Al fine di comprendere quale sia la tenuta dei bilanci degli istituti di credito tricolori (non è questo l’unico elemento di valutazione, ma non si può certo sottovalutare), partiamo dai due big della Penisola: Unicredit e Intesa Sanpaolo. Il primo è il leader tricolore per quanto concerne i crediti verso la clientela: ne aveva circa 470 milioni nel 2014, son saliti a quasi 474 milioni nel 2015. Di contro, è altresì il leader delle sofferenze lorde (51 milioni di euro) e nette (cioè, quelle al netto degli accantonamenti, per 20 milioni di euro). Ne deriva un rapporto tra sofferenze e crediti del 10,78% alla fine del 2015, che diventa tuttavia il 4,20% comprendendo solo le sofferenze nette.

L’altro big non fa molto meglio, anzi. Intesa Sanpaolo ha infatti un livello di sofferenze lorde di 39 milioni di euro, e nette di 15 milioni di euro. Tuttavia, a tali minori sofferenze si deve fronteggiare anche un minor livello complessivo di crediti verso la clientela, che sono saliti da 339 milioni di euro alla fine del 2014 a 350 milioni di euro alla fine del 2015. In pratica, l’11,19% dei crediti è in sofferenza, con una percentuale di rapporto tra sofferenze nette e crediti che è pari al 4,28%, in linea con Unicredit.

Di qui alle banche che stanno peggio, il passo è lungo. Nel novero delle banche con le peggiori percentuali tra sofferenze e crediti si trovano – e non è certo un caso – gli istituti di credito che nel corso degli ultimi trimestri sono stati maggiormente al centro delle cronache finanziarie.

Cominciamo con il worst performer, Monte dei Paschi di Siena. L’istituto di credito senese ha infatti crediti verso la clientela di 111 milioni di euro (-8 milioni di euro rispetto a un anno prima) ma sofferenze in continua crescita, e ora pari a 26,6 milioni di euro (ma 9,7 milioni di euro nette). Ne deriva che la percentuale tra le sofferenze lorde e i crediti verso la clientela è addirittura del 23,91%, e dell’8,74% se si considerano esclusivamente le sofferenze nette.

Va meglio – ma limitatamente – a Banca Popolare di Vicenza. Qui i volumi sono sensibilmente inferiori, ma su 25 milioni di euro di crediti verso la clientela (in calo di 3 milioni di euro rispetto all’anno precedente) le sofferenze sono ben 4,3 milioni di euro, e 1,8 milioni di euro quelle nette. La percentuale tra le sofferenze lorde e i crediti alla clientela è del 17,35% ed è del 7,50% quella delle sofferenze nette.

Sempre in proposito di percentuali, Veneto Banca vanta un rapporto tra sofferenze lorde e crediti verso la clientela del 15,35%, e tra sofferenze nette e crediti verso la clientela del 7,25%. Banca Carige ha invece un rapporto tra sofferenze lorde e crediti verso la clientela del 16,44% e tra sofferenze nette e crediti verso la clientela del 6,51%. Banco Popolare, infine, ha un rapporto tra sofferenze lorde e crediti verso la clientela del 13,35%, e tra sofferenze nette e crediti verso la clientela dell’8,24%.

Se desiderate saperne di più sulle variabili da osservare quando si sta per investire nelle banche italiane, vi consigliamo di consultare questa guida sulla Borsa italiana.