Euro in crisi, come investire sul forex “seguendo” le azioni della BCE

bce

Come noto, l’euro non sta attraversando la fase più brillante della sua pur non remota “carriera”. Ciò non significa, naturalmente, che le peripezie della valuta unica europea non possano essere fruite da coloro i quali potrebbero avvantaggiarsi di una debolezza della moneta dell’eurozona sia nell’economia reale (basti considerare alla possibilità di poter rendere più semplici le proprie esportazioni), sia nella finanza e negli investimenti valutari. Ma in che modo poter investire sul forex, sfruttando le piattaforme di alcuni dei migliori broker europei seguendo le prossime mosse della Banca Centrale Europea?

Cerchiamo di capire innanzitutto cosa sta accadendo tra i vertici dell’istituto monetario guidato da Mario Draghi. Contrariamente ai prestigi compiuti a settembre (quando la BCE annunciò il taglio dei tassi e l’avvio di un programma di acquisto di ABS), a ottobre la BCE non ha riservato nuove sorprese, lasciando i tassi invariati, limitandosi a fornire i dettagli del programma di acquisti già anticipato il mese prima e – soprattutto – raffreddando (o spegnendo, a seconda delle valutazioni) – le speculazioni circa una possibile estensione del quantitative easing ai titoli di Stato. Dinanzi a un simile comportamento l’euro ha reagito rimbalzando in maniera molto modesta (meno del previsto, secondo alcuni).

Il comportamento della BCE è prevedibile. Prima di introdurre le nuove misure, infatti, l’istituto di Draghi preferisce vedere quanto efficaci riescano a essere quelle appena adottate, le quali non potranno che impiegare diversi mesi prima di produrre degli effetti. Più rapida è invece stata la trasmissione degli effetti sulla riduzione dei tassi: conseguentemente a una simile scelta, l’euro si è deprezzato in misura sensibile, passando in breve tempo da 1,31 EUR/USD a 1,25 EUR/USD.

Per quanto concerne il futuro degli investimenti nel forex, occorre ricordare come la BCE abbia confermato all’unanimità che si procederà nei confronti dell’adozione di ulteriori misure non convenzionali se questo si rendesse necessario, ovvero se il quadro di inflazione e crescita nell’area euro si deteriorasse ulteriormente.

Ora, stando a quanto riusciamo a prevedere, è probabile che il deprezzamento del cambio EUR/USD possa effettivamente fornire i giusti stimoli all’economia, facendo salire i prezzi importati e favorendo le esportazioni. Di conseguenza, l’inflazione dovrebbe finalmente riprendere a correre, abbandonando il punto di minimo che riteniamo esser stato toccato nel terzo trimestre dell’anno. Possibile tuttavia ipotizzare un movimento correttivo in corso dell’euro, con ritracciamento temporaneo che potrebbe scoraggiare gli investitori alla ricerca di facili impieghi.

Tutto dipenderà dagli Stati Uniti. Se non vi saranno sorprese clamorose nei dati in pubblicazione, i ritracciamenti sono quasi certi. Se invece dagli Stati Uniti arriveranno notizie molto positive, è probabile che il deprezzamento possa accelerare, e che la Fed possa anticipare il primo rialzo dei tassi, attualmente previsto a metà 2015.